martedì 30 maggio 2017

 Fuori Studenti, dentro Poeti

Il giorno 6 Giugno alle ore 18,00, nell'ambito delle manifestazioni di fine anno scolastico ci sarà la premiazione del Concorso di poesia, che ha portato alla realizzazione di un opuscolo di liriche degli alunni partecipanti.



Per visualizzare il libro clicca sul link: Fuori Studenti, dentro Poeti



 Casagiove tra storia e memoria



Brochure realizzata dall'alunna Scialla Claudia I D



Conosciamo meglio… il Quartiere Militare Borbonico

Il Quartiere Militare Borbonico si trova nel cuore della città di Casagiove. La sua storia ebbe inizio quando Carlo di Borbone iniziò la costruzione della reggia di Caserta e pensò che gli operai che vi lavoravano si sarebbero potuti ammalare. Per questo Carlo decise di comprare un pezzo di terra già in costruzione e finire di costruirlo per fondare il Quartiere Borbonico, dove sarebbero stati ospitati gli operai che si ammalavano. Così si iniziò anche la costruzione del Quartiere insieme a quella della Reggia. In seguito esso venne usato come caserma o per ospitare i militari e le loro famiglie. Nel tempo il quartiere venne abbandonato e distrutto, ma grazie a un concorso a cui Casagiove ha partecipato, si riuscirono a raccogliere i fondi per ristrutturare la parte centrale della struttura.
Ma io ora mi chiedo: “perché ristrutturare soltanto la parte centrale, quando si può realizzare qualcosa di più grande risistemando anche gli altri cortili adiacenti? Solo in questo modo si potranno riportare in vita i ricordi delle cose successe in passato. Io mi immagino proprio la parte opposta ristrutturata e al suo interno mi immagino tutta una serie di foto e degli oggetti (fonti storiche) che chiunque può andare a visitare perché ci fanno conoscere tutta la storia del Quartiere e ci fanno capire l’importanza di questo monumento.
Il lato opposto alla zona accessibile del Quartiere Militare Borbonico è degradata. Forse molti non lo sapranno perché quando si va a visitarla, come avviene spesso anche per altri posti, non si va a vedere nei minimi particolari il monumento che ci circonda, bensì di solito si entra in un monumento solo per fare una passeggiata o guardando distrattamente, mentre si condividono foto e messaggi tramite apparecchi elettronici con gli amici.
Invece io, grazie alla scuola, ho avuto l’opportunità di conoscere molti monumenti e angoli caratteristici della mia città. Ho scoperto la storia di questo edificio storico che ci racconta tanti episodi del nostro passato e che ora viene utilizzato soltanto per fare spettacoli o concerti estivi, ma ha delle grandi potenzialità.
Se andiamo a vedere ora come si presenta rispetto a prima le stanze sono ormai vuote, fredde, umide …
Come dicevo prima, il lato opposto, dove non si può entrare, è pieno zeppo di assi di legno buttate a terra, erba cresciuta fin troppo, tanto risulta in stato i abbandono  che si vedono anche dei mattoni caduti dalla strada.
Molte volte mi chiedo perché questi monumenti così importanti, così belli, debbano essere dimenticati e rovinati.
Il Comune, i nostri rappresentanti dovrebbero cercare di recuperare questa parte così importante della nostra città e riportare in vita la nostra storia, valorizzare il passato per migliorare il futuro.
Rebecca Giaquinto

 I D

lunedì 29 maggio 2017

Concorso artistico-letterario 

" Don Peppe Diana"





Gli alunni dell'Istituto "Moro-Pascoli" hanno partecipato  al premio artistico-letterario intitolato alla figura di Don Peppe Diana, sacerdote assassinato dalla camorra il 19 marzo 1994 nella chiesa di San Nicola (Casal Di Principe ).
Quest'anno il premio letterario proponeva come tema un argomento purtroppo attuale : "La fame", un problema che riguarda tanti paesi del mondo. La parola "Fame" ci fa pensare all'espressività dei volti di tanti bambini che vediamo quasi quotidianamente in televisione. Gli occhi di questi bambini esprimono angoscia e con i loro corpicini gracili fanno scattare dentro di noi pietà, con tutto il cuore speri che ciò finisca.
Molte associazioni si occupano di portare aiuto  alle famiglie disagiate dei paesi poveri, quindi ci può sempre essere SPERANZA.
Spesso si tratta di persone apparentemente "comuni" che nel loro piccolo possono fare grandi cose o ancora persone che hanno vissuto situazioni tragiche e oggi sono qui a raccontarle, offrendoci un esempio di impegno e responsabilità  nei confronti dell'umanità  con l'intento di cambiare le cose.
Il nostro Istituto, che ha partecipato con grande entusiasmo a questa iniziativa, si è classificata al nono posto con un'opera grafica e letteraria.
Salvatore Bellanti
 

Editoriale

Progetto “Equità in salute”


Il giorno 22 Maggio 2017, alle ore 9,30  presso il Multicinema Duel si è tenuta la manifestazione finale del progetto “Equità in salute”, al quale il nostro Istituto ha partecipato in collaborazione con l’ASL di Caserta.
Di grande importanza la tematica affrontata: “Salute, benessere e stili di vita”, una tematica di grande attualità ed estrema delicatezza che la scuola  si trova a dover affrontare, essendo peraltro  sempre più frequenti i casi di disagio o di disturbi che riguardano ragazzi di fasce di età sempre più giovani.
Il nostro percorso è stato organizzato secondo due direzioni, in verticale, lavorando in continuità sia nella scuola primaria che nella secondaria di primo grado, ed in orizzontale, con attività svolte all’interno delle singole classi ed altre effettuate a classi aperte, anche in orario extracurricolare.
Le finalità del progetto sono state:
  • 1.Veicolare informazioni corrette e precise in modo da consentire agli alunni di imparare a discriminare e selezionare i messaggi da cui siamo continuamente bombardati
  • 2.Accrescere consapevolezza ed autonomia nelle scelte
  • 3.Intervenire con la prevenzione contro i disturbi alimentari precoci e combattere la diffusione di abitudini sbagliate.
Gli interventi degli alunni sono stati di due tipi:
  1. Grafico, utilizzando il linguaggio pubblicitario per veicolare informazioni  attraverso manifesti realizzati con il programma Publisher.
  2. Digitale, attraverso la realizzazione di questionari di monitoraggio online sugli argomenti trattati e l’analisi dettagliata dei risultati emersi.
Tra le otto scuole partecipanti della provincia di Caserta i nostri alunni si sono distinti per la competenza dimostrata nell’ esporre la tematica trattata e per il coinvolgimento attivo nelle attività presentate.
Savina Gravante

Insieme per la città.
















La città è colori, gioia, movimento, la città è  un  punto  di  ritrovo,  La città è quel posto  in cui nasci, cresci, in cui celi i ricordi più belli; i quartieri, le scuole riportano alla memoria la spensieratezza di un bambino che gioca, i cortili, la piazza sono pezzi di vita indimenticabili. Nella città  conosco le prime persone, le prime amicizie, quelle che nel tempo tieni chiuse nella memoria ma che la città terrà  sempre con sé  e che racconterà solo quando un giorno ritorno in quei posti eterni pieni della tua esistenza e se ti guardi intorno nulla è  cambiato, gli anni passano, volano, sono frammenti e ti ritrovi un giorno nei panni di chi ha già camminato, di chi ha già fatto strada, ritrovi bambino che ancora non sanno quali saranno le loro strade, che hanno ancora da camminare.
La città ci racchiude, ci unisce, ci tiene stretto; la nostra terra ci abbraccia, ci circonda e la nostra, di città,  ci circonda ormai da settant'anni, settant'anni  di  rinnovata indipendenza e non più nell'ombra di qualcun altro.
Oggi più che mai confermiamo la nostra autonomia, rendiamo nostro il territorio, che per troppo tempo è  stato di altri. Con la nostra indipendenza prendiamo alcuni dei nostri patrimoni, con cui convivono, ma di cui forse ancora dobbiamo capire il valore, perché  ci vestiamo di indifferenza nei confronti della nostra terra.
Oggi soprattutto noi giovani dobbiamo imparare a valorizzare la nostra terra, dobbiamo essere fieri di quel che oggi siamo. 
la nostra città, in fondo, è stata testimone di storia, partendo dal Quartiere Militare Borbonico, per l'appunto.
nell'epoca in cui arrivarono i Borboni, il Quartiere Militare Borbonico altro non era se non un ospedale, che ospitava gli ammalati, operai che lavoravano per la costruzione della nostra Reggia, ma ci ricordano anche la lotta per l'unificazione nazionale, attraverso i nomi di alcuni coraggiosi soldati garibaldini, come Pilade Bronzetti. in ricordo del quale conserviamo una lapide.
In ogni epoca storica la nostra comunità si è contraddistinta per il valore dell'accoglienza e dell'ospitalità; accogliere l'altro, rispettare la diversità e tutelare la sua dignità è un valore infinito e il quartiere Borbonico ne è la prova.
Anche se ad oggi è ristrutturato solo in parte, dobbiamo imparare a considerare il valore di questi spazi, a rivalorizzare luoghi troppo spesso dimenticati per la nostra incuria, non ci rendiamo conto della magnificenza di queste cose, eppure oggi questa riqualificazione non è più solo progetto, ma è qualcosa di già attuato.
I Comuni si stanno muovendo per promuovere attività che ridiano valore al territorio e noi cittadini per primi dobbiamo mantenere la speranza e il coraggio, dobbiamo smetterla di mettere al secondo posto la nostra città, perché la città è un pezzo di noi, da cui non dobbiamo scappare, ma bensì dobbiamo renderci utili.
Il monte Tifata è un altro luogo che potrebbe rivelarsi ottimale per la città, un polmone verde che manca, perché ancora una volta nessuno si interessa. Vogliamo forse illuderci che questo non sia affar nostro? Che questa città non abbia alcuna opportunità?Vogliamo restare nell'oblio, nella dimenticanza?
Ebbene no, dobbiamo avere speranza, dobbiamo crederci, dobbiamo superare le barriere dell'indifferenza, e ci sono già luoghi che lo fanno, come Piazza degli Eroi, dedicata ai caduti in guerra, che ogni anno ricordiamo con la nostra corona, perché ancora c'è qualcuno incapace di dimenticare, di lasciare andare.
Non dobbiamo mai smettere di ricordare, di tenere memoria; sono i primi passi per noi cittadini, che dobbiamo credere nel cambiamento, i primi passi per noi giovani, che dobbiamo farlo, il cambiamento, perché in fondo Casagiove ha bisogno di noi.
Ferrante Viviane

venerdì 12 maggio 2017

Gita all’anfiteatro di S. Maria Capua Vetere

Una gita non è solo un uscita di puro divertimento, come pensano molti ragazzi, ma è come una lezione al di fuori delle mura della scuola, in un ambiente dove è possibile visitare monumenti importanti.
La nostra classe è partita verso S.Maria Capua Vetere per visitare l’anfiteatro, ma prima di parlare dell’anfiteatro dobbiamo parlare della storia di questa città: le sue origini sono etrusche fondata nell’800 a.C., poi fu conquistata dai Sanniti e poi dai Romani.
Il territorio della Capua antica partiva dalle pendici del monte Massico fino alla zona Flegrea e questa zona si chiamava Ager Campanus che poi con i Romani venne chiamato Campania Felix, il territorio più fertile in assoluto.
Una leggenda di Capua è quella di Capis, eroe leggendario che sulle pendici del monte Tifata fu allattato da una cerva bianca, l’ animale di Diana Tifatina, dea della caccia.
Con la romanizzazione Capua divenne così importante che venne chiamata Altera Roma, ovvero seconda Roma, cioè dopo la Roma dell’impero romano la seconda città più importante era la Capua antica ed era così importante perché qui sorgeva il secondo anfiteatro più grande di tutto l’impero romano dopo il Colosseo, ma solo per una decina di metri . Infatti il Colosseo misura 188x156 metri mentre l’anfiteatro di Capua misura 170X140 metri; questo anfiteatro era molto importante perché qui c’era una famosa scuola gladiatoria cioè venivano portati qui i gladiatori da tutto il mondo romano per essere addestrati: c’era il "lanista" che era come il manager dei gladiatori (dal latino "laniare" che significa macellare) e  quest’uomo partiva e cercava degli uomini forti perché si dovevano allenare per fare gli spettacoli nelle arene. Un giorno il lanista Lentulo Battiato partì per la Tracia e acquistò Spartaco che si è allenato nell’anfiteatro di S.Maria Capua Vetere ma non ha mai lottato qui ma in un' arena  più piccola a sud-ovest dell’anfiteatro.
La costruzione dell’anfiteatro risale alla fine del I° secolo d.C (97-107 d.C.); l’anfiteatro è formato da 80 arcate in travertino per piano (3 piani formati ognuno da 80 arcate, quindi in totale 240) e su ogni arcata si trovava una testa di divinità: queste teste servivano per indicare dove ci si doveva sedere nell’anfiteatro per vedere lo spettacolo; arrivava a 45 metri di altezza. In questo anfiteatro si  svolgevano gli spettacoli tutto il giorno perché era l’unica fonte di divertimento a quel tempo: al mattino si facevano spettacoli con le bestie, a mezzogiorno le crocifissioni e il pomeriggio gli spettacoli tra gladiatori.


Parisi Alessandra 

Mangiare è salute, bellezza, vita!


Il cibo che mangiamo può essere la più importante medicina che possiamo assumere ogni giorno, ma anche la forma più lenta di veleno.
Mantenere una corretta alimentazione è l’arma più efficace per mantenere pulita la nostra anima e favorire il nostro benessere fisico e psicologico.
“Mangiare è come respirare”, non possiamo non mangiare, dobbiamo alimentarci ogni giorno, per acquistare energia e un benessere interiore ed esteriore.
Nonostante ciò, se seguiamo una scorretta alimentazione, il cibo può passare ad essere il veleno più pericoloso, che potrebbe accompagnarci anche alla strada della morte.
Non mangiando, o non acquisendo una corretta alimentazione possiamo andare incontro a numerose malattie; la più frequente fra gli adolescenti è l’anoressia, che si ripercuote soprattutto nelle ragazze.
L’anoressia, la malattia più brutta che ci può attirare a sé, la più pericolosa, la malattia che ci rende più fragili, quella che fa scaturire sempre di più in noi incertezze e incompletezze e il malessere in ogni parte della nostra anima più profonda.
Milioni di ragazze sono afflitte da una cattiva idea su se stesse, da un’ incombenza che non le  permette di vivere la vita a pieno e con gioia.
Molte si ritengono troppo grasse e per questo non mangiano,andando incontro ad ideali sbagliati ed ad uno stile vita scorretto.
Giocano con la morte per apparire belle e magre, rischiano il bene più prezioso di cui tutti potremmo  disporre… la vita!

Quest’ultima, non possiamo perderla per un’insicurezza, per un disagio, che solo affrontandolo a testa alta  potremmo superare, acquisendo pian piano la certezza che la nostra vita ha un senso, che la nostra felicità è essenziale per l’anima e per la mente, che noi valiamo e non possiamo farci distruggere. Non possiamo perdere la nostra bellezza, per un disagio che si accanisce su di noi, che ci porta via dall’unico spiraglio di gioia e benessere interiore.
Non possiamo cadere nelle braccia della solitudine e della depressione, quest’ultimo  è veleno per il nostro animo e per la nostra autostima.
Morgana Altrui